Persone a colloquio

La farmacia specializzata MediService è stata fondata da persone che si sono confrontate con il sistema sanitario – e soprattutto con le esigenze e i desideri delle pazienti e dei pazienti – secondo una visione lungimirante. Oggi, a vent’anni di distanza, quella start-up dal sapore pionieristico è diventata un’azienda che con 100 collaboratori fornisce servizi per patologie prevalentemente croniche a circa 100 000 clienti. Questo sviluppo positivo nell’ambito dei trattamenti farmacologici speciali e sul lungo periodo nonché dell’assistenza terapeutica / accompagnamento terapeutico è stato possibile solo perché in tutti questi anni abbiamo potuto contare su partnership solide, buona interconnessione e, principalmente, su clienti soddisfatti e fedeli. MediService è «sbocciata» in una fase di radicale trasformazione del nostro settore. Siamo consapevoli che tali processi sono tutt’altro che conclusi. Per questo il nostro motto è restare vigili e flessibili, riconoscere i cambiamenti, trarre le giuste conclusioni e continuare a focalizzare la nostra attenzione sulla clientela, con coerenza.

Abbiamo interpellato personalità professionalmente impegnate nel sistema sanitario. Una paziente con sclerosi multipla racconta la sua quotidianità e un farmacista del team MediService ci apre le porte della sua attività.

Dr. Daniela Zimmermann-Fehr, vice responsabile Acquisto prestazioni Helsana
La Dr. Daniela Zimmermann-Fehr ha studiato medicina veterinaria, ha conseguito un MBA e vanta esperienza professionale nei settori farmaceutico e consulenziale. Entrata nel 2008 presso il gruppo Helsana, è vice responsabile Acquisto prestazioni.

Il gruppo Helsana è tra gli assicuratori malattia e infortuni leader in Svizzera. Helsana protegge 1,9 milioni di persone dalle conseguenze finanziarie dovute a malattia, infortunio, maternità e bisogno di cure in età avanzata. L’assicurazione malattia occupa oltre 3000 collaboratori e genera un volume dei premi di oltre sei miliardi di franchi. Helsana è impegnata a favore di un sistema sanitario competitivo, qualitativamente elevato e sostenibile in termini di costi nel lungo periodo.


Cosa si intende concretamente per «Acquisto prestazioni»?
Si tratta in primo luogo di negoziare con tutti i fornitori di prestazioni che operano nel sistema sanitario, come medici, ospedali, farmacie, laboratori o anche case farmaceutiche. Il nostro compito è tentare di negoziare per i nostri clienti servizi vantaggiosi – come agevolazioni sui costi o prestazioni qualitativamente elevate e auspicabili sul piano medico – in unmercato fortemente regolato.


La popolazione protesta puntualmente ogni anno quando le casse malati annunciano aumenti dei premi. Voi come riuscite a gestire questo aspetto?
La responsabilità è sempre di chi emette le fatture. No, le cose sono un po’ più complesse. Gli aumenti dei premi sono il risultato di costi sanitari in continua ascesa: le parole chiave sono cambiamento demografico e progresso tecnologico e medico. Ragioni fondamentali dell’aumento dei costi sono inoltre l’incremento delle quantità e l’ampliamento del catalogo delle prestazioni, abbinati all’atteggiamento sempre più esigente degli assicurati. Una cosa però viene spesso dimenticata: in veste di assicurazione malattia siamo quelli più direttamente impegnati in prima linea nella riduzione dei costi sanitari.


Quale approccio adottate per intervenire sui costi?
Come accennato inizialmente, il nostro mercato è molto regolamentato. Questo fa sì che numerose prestazioni siano chiaramente definite dal legislatore nell’assicurazione di base e i premi sono in parte prestabiliti. Malgrado ciò esiste sempre un margine di trattativa, entro il quale tentiamo di realizzare dei risparmi sui costi senza compromettere la qualità e le prestazioni a favore degli assicurati.

Ecco un esempio concreto: i clienti affetti da diabete necessitano di strisce reattive per misurare la quantità di zucchero nel sangue. Noi proponiamo agli assicurati alternative di acquisto economicamente convenienti. Nell’arco di un intero anno una simile misura comporta risparmi nell’ordine di milioni di franchi.


Le farmacie per corrispondenza sono impegnate nella riduzione dei costi del sistema sanitario. Quale peso avranno in futuro?
Noi vediamo di buon occhio questo modello perché genera risparmi diretti sui costi nell’acquisto di farmaci. Sappiamo inoltre che molti dei nostri assicurati apprezzano realmente la discrezione e la sicurezza della spedizione con contabilizzazione direttamente a Helsana. Oltre alla convenienza sul prezzo, c’è però un ulteriore aspetto che in futuro avrà ancora maggiore importanza: pare che i clienti di una farmacia per corrispondenza tendano a ordinare sempre più tutti i loro farmaci con questa modalità e in tal modo la farmacia per corrispondenza acquisisce una buona panoramica del portafoglio di farmaci. Ciò permette quindi di individuare le combinazioni problematiche o i medicamenti potenzialmente inadeguati, di discuterne con il medico curante e di evitarli. Questo genere di trasparenza nei trattamenti farmacologici rappresenta un vantaggio per tutti i soggetti interessati.


I prodotti equivalenti (farmaci generici, biosimilari) o le terapie farmacologiche mirate con modelli Managed Care costituiscono delle possibilità con un potenziale di risparmio. Quale significato rivestono per Helsana?
In molti casi i farmaci generici e biosimilari sono un’alternativa valida sul piano economico e medico. L’aspetto problematico è che nel sistema di rimborso esistono disincentivi che fanno sì che i medici o i farmacisti non utilizzino i prodotti economicamente più convenienti. In base alla nostra esperienza con i modelli Managed Care (ad esempio il modello medico di famiglia o telemedicina) l’assistenza del paziente coordinata tramite un medico, quale primo interlocutore, apporta molti vantaggi. In tal modo i pazienti diabetici o cardiopatici, per fare un esempio, assistiti con il modello Managed Care hanno minori probabilità di una degenza ospedaliera nel corso dell’anno successivo. Benché questi modelli siano spesso liquidati come «soluzioni economiche», per gli assicurati sono un’ottima soluzione che presenta vantaggi in termini di qualità.


Altra cosa è eliminare alla fonte i costi sanitari. In che modo si impegna Helsana nella promozione della salute e nella prevenzione?
Prevenzione e promozione della salute sono compiti prioritari della Confederazione. Noi siamo tuttavia molto impegnati nella competenza sanitaria. In questo ambito collaboriamo spesso con vari partner e lanciamo insieme iniziative e campagne, ad es. contro il cancro, a favore della vaccinazione, dell’attività fisica o per smettere di fumare.


Come opera Helsana in materia di innovazioni nelle terapie e nei trattamenti?
Osserviamo il mercato attentamente. Il nostro organo interno per le innovazioni tiene una propria «lista delle innovazioni» che viene costantemente aggiornata in maniera molto dinamica. Lo scopo è offrire ai clienti delle nostre assicurazioni complementari un rapido accesso pagato alle nuove prestazioni. Spesso simili offerte sono poi integrate, in tutto o in parte, nell’assicurazione di base.

Dr. Marc Cikes, direttore Reseau Delta Vaud
Il Dr. Marc Cikes dirige la rete di medici Reseau Delta Vaud. Medico diplomato, ha conseguito un secondo titolo di studio come direttore d’orchestra. Marc Cikes ha studiato sanità, management ed economia presso l’Università di Losanna.

La rete di medici «Reseau Delta» opera nei cantoni Ginevra, Vaud, Vallese e Friburgo. In queste regioni 589 medici assistono oltre 250 000 assicurati. Nel campo della prevenzione primaria la rete espleta il servizio interattivo Health-Check-Monitor in collaborazione con Santéromande. Altre collaborazioni e progetti sono in cantiere.


Dove risiedono a suo parere i vantaggi chiave di queste reti mediche e forme di collaborazione?
Grazie a realtà come Reseau Delta i pazienti beneficiano di una maggiore qualità nell’assistenza. Il medico di famiglia responsabile conosce i propri pazienti meglio di chiunque altro, all’occorrenza è in grado di interpellare gli specialisti giusti e di assumere quindi un ruolo di guida attivo all’interno della filiera di assistenza e trattamento. Noi definiamo questo sistema di assistenza incentrata sul medico di famiglia come «gatekeeping»: i pazienti si avvalgono di una procedura guidata e altamente professionalizzata.


E per i medici, quali sono i vantaggi dell’organizzazione Reseau Delta?
Penso che con noi il medico di famiglia recuperi indiscutibilmente un ruolo centrale nel processo di cura. Nella sua funzione di primo interlocutore può affiancare il paziente in maniera ottimale e, se necessario, avviare ulteriori misure mirate. In tale contesto sono importanti anche i nostri circoli di qualità, dove i medici si incontrano regolarmente e discutono insieme i vari casi. Il medico di famiglia non è mai solo in questo modello, in caso di dubbi o domande può sempre confrontarsi con altri colleghi. Questo genere di «competenza specialistica condivisa» va naturalmente a diretto vantaggio dei pazienti.


Reseau Delta è attiva anche nell'informazione e nella prevenzione. Potrebbe descriverci un progetto attuale?
In questo ambito sviluppiamo costantemente nuovi programmi di qualità per i nostri assicurati. Ne è un esempio la prevenzione delle cadute di persone in età avanzata. Durante gli speciali corsi di ritmica imparano a muoversi al ritmo della musica, in modo ludico, e a migliorare la coordinazione. Un altro esempio sono i programmi mirati che aiutano a migliorare la qualità di vita degli asmatici e delle persone afflitte da BPCO. E con Evivo proponiamo corsi per persone con affezioni croniche per aiutarli a gestire meglio la quotidianità.


La riduzione dei costi del sistema sanitario è un tema chiave. Cosa fa Reseau Delta in proposito?
Il sistema cosiddetto «gatekeeping», che abbiamo illustrato e che prevede il ruolo attivo del medico di famiglia, è un efficiente processo di gestione nell’ambito del sistema sanitario. Ci consente di esercitare un migliore controllo sui processi di trattamento, il che ovviamente si ripercuote in maniera assolutamente diretta sui costi sanitari. Stando alla nostra esperienza riusciamo a conseguire un miglioramento del 12 – 18 % rispetto a un processo di trattamento non gestito che segue l’iter convenzionale.


In che modo MediService può sostenere concretamente la vostra rete?
Abbiamo visto che le persone con affezioni croniche apprezzano molto la «convenienza» di MediService, facendosi consegnare comodamente a domicilio i propri farmaci da MediService. I nostri medici di famiglia conoscono questo tipo di servizio e all’occorrenza propongono il team Home Care di MediService anche per l’assistenza terapeutica o l’accompagnamento terapeutico. La collaborazione con MediService è quindi importante per la nostra rete.


Oggi la maggioranza degli ultraottantenni soffre di malattie croniche e il trattamento richiede spesso un approccio interdisciplinare che coinvolge molti addetti. Che tipo di sviluppo prevede in questo settore?
Anche qui i costi sanitari hanno un’importanza chiave. I fattori demografici e il progresso della medicina sono un dato di fatto. Affinché la società possa anche solo «permettersi» un tale sviluppo in futuro, negli anni a venire il nostro sistema sanitario dovrà cambiare ulteriormente e in modo radicale. Ritengo che nel prossimo futuro dovremo sollecitare assiduamente l’integrazione verticale di tutte le parti interessate del sistema sanitario.


Cosa intende esattamente?
In sostanza voglio dire che ospedali, medici specialisti, laboratori, farmacie, personale infermieristico e terapeuti devono adottare un modello di pensiero di più ampio respiro. A mio avviso i temi cruciali saranno la medicina in team e l’interprofessionalità tra tutti gli operatori del sistema sanitario – sono queste le tematiche che ci occuperanno nei prossimi anni.

Degli approcci in tal senso esistono già: nella nostra organizzazione lavoriamo in rete e pratichiamo l’integrazione verticale dei fornitori di servizi del settore nel quadro delle possibilità odierne.

Benjamin Sommer, farmacista, responsabile di dipartimento presso MediService SA
Benjamin Sommer ha studiato farmacia. Successivamente ha seguito una formazione postdiploma come manager della qualità diplomato NDS HF. Nel 2003 è entrato in MediService e oggi è responsabile di dipartimento per il controllo farmaceutico.

Oltre 100 000 svizzeri hanno già acquistato farmaci presso la farmacia specializzata MediService. Ogni ordine dei clienti deve essere corredato di ricetta medica la quale è verificata da personale farmaceutico specializzato secondo il principio del doppio controllo. In caso di dubbi, MediService contatta direttamente il medico interessato. Il contatto diretto con la clientela si rivela opportuno ad esempio anche quando occorrono chiarimenti nel processo di controllo. In tal caso trova applicazione semplicemente il principio della tolleranza zero.


Perché si rendono necessari gli accertamenti in ambito farmaceutico?
È sorprendente ma vero: circa metà di tutte le prescrizioni mediche viene tuttora scritta a mano. Alcune volte la ricetta non è chiaramente leggibile, altre non è indicato bene il dosaggio oppure manca la firma del medico. Un altro motivo per chiedere chiarimenti è quando ci accorgiamo che il dosaggio cambia in maniera significativa. Al contempo verifichiamo anche le interazioni di ogni ricetta. Se rileviamo che potrebbero verificarsi effetti indesiderati, anche in questo caso ne parliamo con il medico.


C’è anche il contatto diretto con il cliente?
Sì, spesso. Ad esempio quando la consegna cade di domenica o in un giorno festivo oppure se si tratta di una spedizione particolare, come i farmaci da conservare in frigo. In questi casi ci mettiamo in contatto con il cliente e fissiamo una data di consegna. Naturalmente anche i clienti stessi ci contattano spesso direttamente a loro volta. Le domande più frequenti riguardano efficacia, effetti collaterali, intolleranze o assunzione di farmaci generici. Noi forniamo consulenza ai clienti perché chi è ben informato utilizza i farmaci in modo corretto, di solito.


MediService assiste anche le persone afflitte da malattie rare. In che modo si tiene al corrente sullo stato del mercato dei farmaci, estremamente specializzato?
In questo ambito siamo in stretto contatto con i produttori. I consulenti delle case farmaceutiche ci contattano direttamente, ad esempio prima di immettere sul mercato un nuovo farmaco, ed effettuano la formazione del team di specialisti MediService. Il sistema di rete è reciproco, ci confrontiamo condividendo un unico obiettivo: il trattamento farmacologico ottimale dei pazienti con malattie rare.


Esistono anche farmaci che per via della loro complessità rendono necessaria una formazione direttamente presso il/la cliente?
Sì, accade spesso. In tal caso entra in gioco il nostro personale infermieristico diplomato nel quadro del sistema Home Care. Anche qui operiamo in stretta collaborazione con le case farmaceutiche e i produttori di presidi medici. Grazie all’assistenza terapeutica di MediService i pazienti imparano ad esempio a svolgere autonomamente a casa le terapie infusionali periodiche. Molti medici conoscono la nostra preparazione in questo settore e richiedono i servizi Home Care di MediService.


I costi elevati del sistema sanitario sono un tema costante. Qual è il suo consiglio personale come farmacista di MediService?
Ride. In questo caso neanche io ho una ricetta segreta, altrimenti il mio nome comparirebbe già da tempo nell’elenco degli stipendiati del Ministero della sanità.

I farmaci non sono l’unico elemento che si ripercuote sui costi, esistono numerose voci di costo nel settore sanitario. Forse un possibile approccio potrebbe consistere nell’evitare che i pazienti si avvalgano in modo sistematico di tutte le possibilità presenti nel sistema, bensì soltanto di quelle effettivamente necessarie e ragionevoli e quindi diventino, anche in questo senso, autoresponsabili.


Cosa apprezza maggiormente del suo lavoro presso MediService?
Lo svolgo da 14 anni ormai. Per conservare così a lungo lo stesso posto di lavoro dovrà pur esserci una buona ragione. Penso soprattutto alle tante sfaccettature del mio lavoro, al contesto di condivisione e alla flessibilità degli orari. È l’insieme di tanti dettagli a far sì che mi senta a mio agio presso MediService.

Dr. Christine Aeschlimann Guggisberg, direttrice della Lega bernese contro il cancro
Dr. pharm. Christine Aeschlimann Guggisberg leitet seit rund vier Jahren die Bernische Krebsliga. Die Pharmazeutin mit Executive MBA hat vorher viele Jahre im Klinik- und Gesundheitswesen gearbeitet und lebt mit ihrer Familie in der Stadt Bern.
La Dr. pharm. Christine Aeschlimann Guggisberg dirige la Lega bernese contro il cancro da quasi quattro anni. Farmacista con un Executive MBA, dapprima aveva lavorato per molti anni all’interno del sistema sanitario e clinico.

La Lega bernese contro il cancro (LBC) aiuta le persone malate di cancro e i loro familiari a far fronte ai diversi aspetti della malattia tumorale, sostiene la ricerca sul cancro e divulga informazioni approfondite sull’argomento. La LBC è attiva nella prevenzione e si finanzia soprattutto con fondi privati, quale associazione e organizzazione di pubblica utilità apolitica e aconfessionale.


Questo breve ritratto della LBC non rende giustizia all’impegno profuso nell’erogazione dei servizi. Quali sono le principali attività svolte dalla Lega bernese contro il cancro?
Indubbiamente l’accompagnamento e il sostegno delle persone colpite e dei loro congiunti. Non forniamo alcun tipo di consulenza medica, bensì aiutiamo le persone nelle rispettive preoccupazioni e necessità. Un team composto da cinque assistenti sociali con formazione specialistica e un’infermiera si occupa di coloro che sono alla ricerca di consigli.


Quali sono le tematiche chiave?
Molte volte si tratta di questioni finanziarie, viene a crearsi una situazione di ristrettezze economiche dovute ad esempio a una franchigia troppo elevata. Oppure ci sono problemi sul posto di lavoro, dove si potrebbe addirittura rischiare il licenziamento. In queste circostanze forniamo un aiuto transitorio, ove necessario, avviamo un annuncio AI oppure coordiniamo i contatti con altri uffici e organizzazioni. Spesso, purtroppo, si rivolgono a noi quando è troppo tardi e la pressione è già notevole. Un altro argomento importante delle nostre consulenze è l’eccesso di sollecitazioni. Le persone colpite si preoccupano dei figli, del coniuge, del futuro. La malattia tumorale mette improvvisamente in subbuglio il «sistema famiglia» ben collaudato. Spesso il peso delle sollecitazioni eccessive, conseguenti alla situazione generale, ricade anche sui familiari. L’eccesso di sollecitazioni si manifesta sempre più di frequente dopo il superamento della malattia: è come una macchina che funziona da tanto tempo e di colpo le viene a mancare l’energia.


Quale ruolo svolge il networking tra ricerca, sviluppo e medicina?
Come centro di consulenza facciamo rete a tutti i livelli. In cima alle nostre priorità c’è la promozione della ricerca sul cancro: ogni anno destiniamo all’incirca mezzo milione di franchi al sostegno dei ricercatori specializzati che operano in questo campo. Nella maggior parte dei casi si tratta di giovani leve con progetti piccoli e molto promettenti, che grazie al nostro «finanziamento di partenza» potranno evolvere nelle successive fasi di sviluppo.


Come fa la LBC a conservare la propria indipendenza in un contesto così complesso e a fornire una consulenza super partes alla propria clientela?
Il nostro finanziamento proviene quasi esclusivamente da donazioni, lasciti e altre liberalità di natura privata. In tal modo possiamo offrire una consulenza indipendente, senza alcun vincolo di interesse, e persino operare come centro di competenza completamente autonomo nelle attività di lobby politica, ad esempio.


Oggi si parla spesso del concetto di «empowerment del paziente». Con tale espressione si intende un processo teso a migliorare la posizione del paziente attraverso l’informazione, la partecipazione e la condivisione delle decisioni. Dal suo punto di vista è cambiato qualcosa in questo senso, magari anche grazie a Internet?
Sicuramente oggi i pazienti hanno molte più possibilità di informarsi. Tuttavia, a mio parere, il problema è altrove. I medici tendono come sempre a sfruttare il più possibile l’intera gamma delle terapie mediche disponibili. Mi riferisco concretamente al tema dell’eccesso terapeutico: spero che si ripensi questa visione delle cose e che ai pazienti siano proposte opzioni secondo il famoso motto: «Non si tratta di dare più giorni alla vita, ma più vita ai giorni».


La LBC promuove e sostiene i progetti innovativi. Potrebbe spiegarlo con un esempio pratico?
Sì, gli allenamenti serali al circolo dei canottieri del lago di Wohlen. Ogni martedì sera offrono un allenamento di canottaggio alle persone colpite dalla malattia: istruttori qualificati affiancano i partecipanti e si accertano che tutti possano partecipare in base alle proprie possibilità fisiche. L’attività sportiva può ripercuotersi positivamente sul processo di guarigione e le reazioni ci dimostrano che questa «offerta di riabilitazione» spontanea può rivelarsi anche molto divertente.


Quali sono le principali sfide dei prossimi anni per la vostra organizzazione?
Entro il 2030 prevediamo un incremento del 60% delle persone colpite dal cancro. Il fabbisogno consulenziale aumenterà quindi in maniera considerevole e naturalmente si porrà il problema dei finanziamenti. Questo mi preoccupa già e penso che l’andamento dei costi sanitari rappresenterà una sfida molto significativa per la nostra società.


In ambito sanitario si discute di «paziente di vetro», un argomento accompagnato dai timori in materia di protezione dei dati e contemporaneamente sostenuto dalle speranze per le possibilità di ottimizzazione delle terapie. Cosa ne pensa di questa evoluzione?
Penso che i vantaggi prevalgano. Soprattutto nel caso delle malattie tumorali, dalle molteplici sfaccettature, la digitalizzazione renderà possibili terapie perfettamente mirate e individuali. La decisione relativa alla divulgazione di tali dati deve però indiscutibilmente continuare a essere appannaggio del paziente.

Brigitte Giovannone
Brigitte Giovannone, classe 1965, è cresciuta a Grenchen. Dal 1988 lavora come elettronica diplomata presso l’Inselspital di Berna, dove con la qualifica di elettronica medica è responsabile anche dell’interconnessione dei dispositivi per dialisi.

Nel 2006 a Brigitte Giovannone è stata diagnosticata la sclerosi multipla (SM). L’infaticable globetrotter ha dovuto apportare qualche cambiamento alla sua vita. Malgrado ciò affronta con fiducia ogni giorno, proprio secondo il motto: «Il passato è un regalo, il qui e l’oggi offrono nuove possibilità». Brigitte acquista i suoi farmaci presso MediService e da un anno conosce anche i servizi Home Care della farmacia specializzata.


Signora Giovannone, come si è manifestata l’affezione della SM nel suo caso?
Mentre mi recavo al lavoro a Berna in auto, ho avvertito improvvisamente dei disturbi della percezione, ad esempio una sensazione di calore, come se il riscaldamento del sedile fosse acceso. Dapprima ho pensato a un’ernia del disco, ma poi dagli esami neurologici è subito emersa una diagnosi di sclerosi multipla.


Lei come ha reagito?
Con relativa compostezza. Il neurologo competente mi ha seguito con grande abilità, coinvolgendo anche mio marito e informandoci entrambi dettagliatamente sulla malattia. Dopo una settimana di permanenza in ospedale, abbiamo iniziato subito con la terapia farmacologica.


Oggi come sta?
Ride. In questo momento molto bene, visto che dopodomani partiamo per le vacanze – ma naturalmente questa malattia non risparmia momenti dolorosi, quando ci si rende conto di ciò che non va più e di quello che bisogna lasciar andare, dipende dal decorso. Io ero un’autostoppista appassionata e con mio marito abbiamo viaggiato molto per il mondo. Ora non è più possibile, almeno non con queste modalità, per i tragitti più lunghi ho bisogno di un apparecchio per le gambe e anche di un bastone da passeggio ripiegabile, che tengo sempre nella borsa.


Oltre alle restrizioni, le si sono aperti anche nuovi orizzonti?
Il mio obiettivo è quello di tenermi in forma, nel corpo e nello spirito, avvalendomi delle risorse disponibili attualmente. Ecco quindi che sono diventata una vera e propria «pesciolina», ad esempio, che non perde mai una lezione di aquafit. Quello della lettura è l’altro mondo dove adesso sono molto presente e a intervalli regolari mi incontro con gli amanti del genere in un club del libro. Ovviamente la passione per i paesi lontani non mi ha certo abbandonata. Adesso cerchiamo e troviamo altre soluzioni per poter viaggiare nel modo migliore.


Da diversi anni si inietta i farmaci di cui ha bisogno. Adesso utilizza l’accompagnamento terapeutico Home Care di MediService. Come ne è venuta a conoscenza?
Ho saputo del nuovo autoiniettore per i miei farmaci grazie al medico. In particolare, mi è stato proposto un corso per apprenderne l’utilizzo da parte della signora Boss e da allora uso i servizi Home Care di MediService. La signora Boss mi ha illustrato l’apparecchio e la relativa app, così riesco a utilizzarlo con maggiore semplicità e sicurezza. Quando si ha la necessità di iniettarsi dei farmaci regolarmente, questo genere di comodità è molto apprezzata.


La sclerosi multipla è definita anche «malattia dai mille volti». Che ne pensa di questa descrizione?
È proprio così, lo vedo quotidianamente attorno a me. Ogni singola persona che ne è affetta ha un decorso a sé stante e anche il modo di rapportarsi alla SM varia da un soggetto all’altro. Personalmente cerco di accettare la malattia e mi rallegro di ogni giorno in cui sto bene. Ho anche dovuto imparare ad accettare aiuto e a far presente in modo chiaro, nella vita lavorativa ad esempio, dove e quando ho bisogno di aiuto.


Come si ricarica di nuove energie?
Soprattutto in famiglia e nella cerchia di amici. La nostra casa è aperta a tutti e c’è sempre qualcosa che bolle in pentola. Da circa dieci anni abitiamo e viviamo, un po’ fuori dagli schemi, in una casa ipogea di proprietà: ne siamo entrambi molti soddisfatti. Il rapporto con mio marito mi dà una grande forza, dopo la malattia la nostra relazione è diventata molto più profonda e ci ha uniti ancora di più. Per me siamo semplicemente un «super team».